Il riscaldamento globale di origine antropica continua la sua corsa, al momento inarrestabile, tanto che con le attuali misure si prevede una temperatura globale di 2,7 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali entro fine secolo. La temperatura globale inoltre ha raggiunto un’importante crocevia, superando nel 2024 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali. Spinta dalle attività umane, la CO2 in atmosfera ha raggiunto livelli record. Questa situazione è preoccupante in quanto minaccia la sicurezza delle persone, la loro salute, la sicurezza alimentare, i paesi costieri ed è foriera infine di ingenti danni economici. E una situazione che, se non affrontata, rischia di portare a conseguenze non più arginabili. La situazione è ulteriormente peggiorata con l’elezione di governi populisti che hanno portato ad un dietrofront in merito agli impegni precedentemente presi alla COP21 del 2015 di Parigi, con gli Stati Uniti in testa, il paese che storicamente ha emesso più CO2. Questa situazione richiede azioni concrete ed immediate. Nonostante il momento difficile, una speranza può essere intravista in alcuni dati positivi, come il record di energia prodotta da energie rinnovabili raggiunto nel 2022 (12,1%) e il progressivo abbandono del carbone da parte dei paesi a più alto reddito.    

Per poter avere una sguardo onnicomprensivo sulla questione è utile guardare al report 2024 di The Lancet Countdown. The Lancet Countdown è una collaborazione internazionale cui partecipano 300 ricercatori e 100 istituzioni da tutto il mondo. Essa si propone di documentare i cambiamenti climatici attraverso indicatori suddivisi in 5 categorie: 

  • Danni alla salute, esposizione e impatto 
  • Adattamento, pianificazione e resilienza per la salute
  • Azioni di mitigamento e co-benefit per la salute
  • Economia e finanza
  • Coinvolgimento di opinione pubblica e politica in salute e global warming 

Il report del 2025[1] (è il nono) si concentra in particolar modo sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute umana, e da quest’anno vi è la collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vediamo quindi in breve quale situazione emerge in base agli indicatori. 

L’aumento delle temperature impatta in diversi modi sulla nostra vita quotidiana, rappresentando un rischio non solo per la salute (stress termico e colpi di calore), ma incide sulla produttività nonché su come passiamo il tempo all’aperto. Sentiamo spesso parlare di ondate di calore. Dal punto di vista tecnico, esse sono definite come periodi di almeno due giorni in cui le temperature, sia minime che massime, sono al di sopra del 95esimo percentile della zona di riferimento nel periodo 1985/2005[2]. Nel periodo dal 2020 al 2024 le persone in media nel mondo sono state esposte a 19 giorni all’anno classificabili come ondate di calore, dei quali ben l’84% non si sarebbe verificato in assenza del cambiamento climatico.Un aumento del 530%. 

La conseguenza più immediata di questa situazione è rappresentata dall’aumento di morti per il caldo, nonostante in numero assoluto siano ancora inferiori a quelle dovute al freddo (che stanno diminuendo), che hanno raggiunto una media annuale di 546.000 nel periodo 2012-2021, in aumento del 63% rispetto al 1990. A livello globale le morti per il caldo hanno un’incidenza di 7,2 su 100.000 persone. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, nel periodo 1985-2012 su 74-000.000 di decessi analizzati circa il 7,71% era causato da temperature non ottimali, di cui il 7,29% dal freddo e lo 0,42% dal caldo. Assieme caldo estremo e freddo estremo constano lo 0,86% della mortalità totale[3]. In Europa dal 1998 al 2012 vi sono state il 6,51% dei decessi causato dal freddo e lo 0,65% dal caldo [4] 

Un clima più caldo incide anche sulle nostre abitudini e sulla nostra economia. Nel 2024 infatti ogni persona in media è stata esposta a 1609 ore in cui lo stress da calore era almeno moderato, un aumento del 35% rispetto alla media 1990-1999. Un clima eccessivamente caldo, ed il conseguente stress da calore, compromette anche la capacità lavorativa, soprattutto in settori dove si lavora molto all’aperto come l’agricoltura e l’edilizia. Si stimano infatti in 640 miliardi le ore di lavoro perse a causa del calore, un aumento di quasi il 100% rispetto alla media 1990-1999. Tutto questo ha un impatto importante sulla produttività di questi settori e di conseguenza sull’intera economia. 

L’aumento di temperatura poi ha una serie di conseguenze sistemiche sul clima. Una temperatura maggiore aumenta la capacità dell’atmosfera di trattenere umidità. Questo si traduce in periodi di siccità più lunghi, nonché in eventi atmosferici più estremi. Quando una massa d’aria fredda incontra una massa d’aria calda, l’umidità trattenuta verrà a scaricata a terra tutta assieme generando eventi estremi. Questa dinamica che alterna precipitazioni estreme e siccità emerge chiaramente dagli indicatori. Nel 2024 più del 60% delle terre emerse sono state caratterizzate da almeno 1 mese di siccità estrema, un valore superiore di quasi 3 volte alla media del periodo 1951-1960. Allo stesso modo il 60% delle terre emerse hanno visto un aumento delle precipitazioni estreme. 

Siccità, precipitazioni estreme, il riscaldamento e l’acidificazione dei mari esasperano a loro volta la sicurezza alimentare di molte persone. Nel 2023 ben 124 milioni di persone in più sono andate incontro a insicurezza almeno moderata. Le estati più lunghe creano inoltre condizioni ideali per la proliferazione di insetti vettori di malattie come le zanzare, mentre l’aumento di temperatura permette loro di espandere la loro presenza. In particolare, il valore di R0 (il valore che misura la trasmissibilità di un patogeno) di Dengue e Chikungunya, malattie portate dalle zanzare del genere Aedes (in particolare Aedes, A. albopictus e a. aegypti), è aumentato rispettivamente del 48% e dell’11% nel periodo 2015-2024 rispetto al periodo 1951-1960 [6].    

Un aspetto di cui poi si parla poco è di come i cambiamenti climatici possano aumentare il rischio di violenze, incidendo su quelle che sono le cause della violenza, vale a dire l’instabilità politica, la disuguaglianza e la povertà. Questo è particolarmente vero nelle società prettamente agricole, in cui siccità e inondazioni possono compromettere la produzione agricola, generando così insicurezza alimentare e aumento dei prezzi, mettendo a dura prova le aziende agricole e i proprietari terrieri. Questa situazione può provocare malcontento e proteste che possono degenerare in violenza. Un esempio di queste dinamiche lo si può trovare nei “food-riots” del 2007/2008. In quegli anni diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici ma non solo (crisi economica, prezzo dei carburanti etc), provocarono l’impennata dei prezzi del cibo in diversi paesi, cosa che favorì l’insorgenza di proteste e violenze[7]. 

Di fronte a una crisi climatica che si fa sempre più critica, cosa si sta facendo per adattarsi e contrastare questa situazione? Da questo punto di vista vi sono alcune buone notizie che fanno ben sperare. A livello globale la generazione di energia da fonti rinnovabili ha raggiunto il record nel 2022, con il 12,1%. 

 

Discorso a parte merita il carbone, che rappresenta il combustibile fossile che emette più CO2 per unità di energia prodotta e rilascia ingenti quantità di inquinanti, come ossidi di azoto, anidride solforosa e polveri sottili. In linea generale il suo utilizzo è diminuito, grazie soprattutto alla riduzione del suo utilizzo da parte dei paesi ad alto e medio HDI[8] (Human Development Index). Questo ha contribuito ad una decrescita dei decessi causati da PM2,5 del 5,8% tra il 2010 al 2022, corrispondenti a circa 160.000 decessi in meno all’anno. Per contro però nei paesi a medio HDI il carbone è ancora responsabile del 55,5% della fornitura di energia, del 49,6% nei paesi ad alto HDI e del 18,6% nei paesi ad HDI molto alto. Nei paesi a basso HDI invece la quota di energia derivante dal carbone ha raggiunto il 10%. Questo dato è preoccupante ma è allo stesso tempo comprensibile, in quanto in assenza di alternative più pulite il carbone permette di supportare la crescita economica, consentendo di far uscire molte persone dalla povertà. Lo stesso percorso che ha portato i paesi occidentali ad avere lo standard di vita di cui godono oggi. E’ difficile quindi chiedere ad un paese in via di sviluppo di abbandonare una fonte che gli consente di crescere economicamente senza che sia disponibile un’alternativa.  Questo è uno dei motivi per cui le trattative portate avanti a eventi come le COP sono così complicate, ed è anche uno dei motivi perché sostenere i paesi in via di sviluppo nella transizione è così importante. 

In aggiunta all’azione da parte degli stati, le città rappresentano un centro nevralgico dell’azione climatica. Esse ospitano il 56% della popolazione mondiale e sono le principali responsabili delle emissioni di gas serra. Ondate di calore, inquinamento ed eventi climatici estremi inoltre minano la qualità di vita nelle città stesse, spingendo i governi locali a predisporre piani di mitigazione e adattamento. In questo le città non si stanno tirando indietro, infatti su 858 città scrutinate ben 834 hanno completato valutazione di vulnerabilità e adattamento. Allo stesso modo sono cresciute le abitazioni in cui è presente l’aria condizionata: la percentuale di case in cui è presente è quasi raddoppiata dal 2000 al 2023. La presenza dell’aria condizionata non è solo un lusso, ma uno strumento essenziale per proteggere la popolazione più vulnerabile dalle ondate di calore. Secondo l’IEA (International Energy Agency) la percentuale di case in cui l’aria condizionata è disponibile è del 37%, quasi tutte nei paesi ad alto HDI. Sebbene rappresenti uno strumento prezioso, l’aria condizionata presenta anche un altro lato della medaglia, questo per via delle ingenti emissioni. Diventa quindi cruciale adottare sistemi di condizionamento sostenibile. 

L’implementazione degli Multi-Hazard Early Warning System[9], sistemi integrati per la previsione, l’allerta e la risposta agli eventi atmosferici estremi, sta rendendo i paesi più sicuri per le persone, infatti i paesi dotati di questi sistemi hanno una mortalità di quasi 5 volte inferiore rispetto ai pesi che ne sono sprovvisti. Permangono tuttavia zone d’ombra ed enormi disparità tra paesi ad alto HDI e a basso HDI. Per esempio una percentuale molto alta delle abitazioni nei paesi più poveri utilizza ancora combustibili solidi a biomasse e metodi non salutari per cucinare e riscaldarsi. Nonostante vi sia stato un miglioramento, l’aria domestica inquinata è ancora responsabile di più di 2.000.000 di morti premature l’anno. Altra nota dolente sono le aree verdi nelle città, le quali sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto al periodo 2015-2020. Esse sono in grado di abbassare le temperature durante le ondate di calore nonché di arginare alluvioni e frane 

Non bisogna trascurare inoltre gli effetti economici e finanziari dei cambiamenti climatici. 

Le ore di lavoro perso a causa degli effetti del caldo si sono tradotte in una perdita economica superiore al trilione di dollari, all’incirca l’1% del PIL mondiale. Secondo le stime basate sui dati di Swiss Re inoltre [10], nel 2024 gli eventi estremi hanno prodotti danni economici per un valore di 304 miliardi di dollari, un valore superiore del 58,9% alla media 2010-2014. Allo stato attuale inoltre i cambiamenti climatici potrebbero erodere fino al 19% del reddito globale entro il 2050. Queste stime dovrebbero essere sufficienti a far capire quanto sia importante accelerare sulla transizione energetica e come essa rappresenti un investimento e non un costo! 

A soffrire in maniera sproporzionata degli effetti dei cambiamenti climatici sono inoltre i paesi a basso HDI, i quali stanno già subendo gli effetti più pesanti di emissioni di cui in larghissima parte sono responsabili i paesi più industrializzati. Per questi motivi alla COP del 2024 di Baku (Azerbaigian) fu istituito il fondo da 1300 miliardi annui per supportare iniziative di mitigazione e adattamento nei paesi a basso reddito. L’accordo finale però è stato ben lontano dall’obiettivo, attestandosi sui 300 miliardi annui. Implementare il fondo al suo massimo potenziale è fondamentale, non solo per riparare ai danni fatti nei confronti dei paesi più poveri, ma anche perché possano crescere senza esasperare ulteriormente il problema. Questa è una variabile importante che potrà influire in maniera importante sul raggiungimento o meno degli obiettivi stabiliti a Parigi. 

Per quanto riguarda il coinvolgimento di pubblico e politica sul tema vi sono luci e ombre. Da un lato l’interesse del pubblico è in crescita, fatto testimoniato dal Google Search Index, il quale ha visto crescere le ricerche degli utenti sui temi riguardanti cambiamento climatico e salute. Anche i media trattano maggiormente il global warming, con un calo tuttavia della percentuale di articoli che fa riferimento alla salute. Le ombre riguardano il calo del coinvolgimento dei governi sul tema global warming. Da questo punto di vista sono fatti passi indietro, con l’elezione di governi che hanno messo in dubbio l’impatto umano sui cambiamenti climatici. Ci si riferisce ovviamente all’elezione di Donald Trump, ma anche ad altri come l’Argentina. Partiti scettici sul clima stanno prendendo quota anche in diversi paesi europei. I paesi che all’Assemblea Generale dell’ONU hanno menzionato i cambiamenti climatici nelle loro dichiarazioni al Dibattimento Generale infatti sono passati dal 62% del 2021 al 30% del 2024. Non sorprende che i più disinteressati siano i paesi più avanzati, mentre nei paesi più arretrati, che più di tutti ne hanno subito gli effetti, il calo è stato minore. Questi ultimi sono anche meno rappresentati nelle ricerche scientifiche e questo è sicuramente un trend da invertire.

Secondo le Nazioni Unite il cambiamento climatico sta minacciando il diritto delle persone ad un ambiente pulito, sano e sostenibile. Viola altresì il diritto alla salute, nonché il diritto alla salute, alla vita e allo sviluppo dei bambini. Con il fallimento da parte dei governi di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e il proliferare di partiti con idee negazioniste, sempre più persone e organizzazioni si stanno rivolgendo ai tribunali per esercitare pressione sui governi, responsabilizzarli e richiamarli all’azione. 

Un gruppo di donne che si fanno chiamare KlimaSeniorinnen Schweiz ad esempio hanno denunciato la Svizzera davanti alla Corte Europea dei Diritti Dell’Uomo per aver fallito nel raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. Nell’aprile 2024 la Corte ha decretato che la Svizzera ha violato i diritti umani di queste donne affrontando in maniera inadeguata gli effetti dei cambiamenti climatici. Il gruppo ha utilizzato prove scientifiche a supporto delle proprie richieste, tra cui alcune fornite da The Lancet Countdown. Cause simili sono state avanzate anche in Germania e in Olanda e persino in SudAfrica, ove un gruppo di giovani ha portato il governo in tribunale in seguito al piano che prevedeva l’aggiunta alla rete elettrica di centrali a carbone. I ricorrenti hanno utilizzato evidenze scientifiche le quali evidenziano i danni del carbone alla loro salute mentale e fisica. La corte ha sentenziato in loro favore. 

Ciò che si evince dal report è che il mondo si trova ad un punto critico. Con la temperatura globale che si avvicina sempre più ai limiti degli accordi di Parigi e la crescita dei partiti negazionisti nel mondo crescono anche i danni causati dal cambiamento climatico, i suoi costi e con essi la difficoltà di adattamento. Ciò su cui ci deve basare però non sono i lati negativi, bensì i segnali positivi ravvisabili nel report, come i record di energia prodotta da fonti rinnovabili, il progressivo abbandono del carbone da parte dei paesi più ricchi e il crescente interesse del pubblico e le iniziative che da esso provengono (come le cause nei tribunali). Possiamo citare anche la crescita degli investimenti nelle energie rinnovabili e nei settori verdi, anche da parte di banche private. Questi trend vanno sostenuti e potenziati in modo da poter assicurare salute e sicurezza a 8 miliardi di persone, la cui qualità di vita è minacciata dai cambiamenti climatici.  

[1] https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(21)00150-9/fulltext 

[2] Il percentile è un indicatore statistico che indica quale percentuale di dati si trova al di sotto di un determinato valore. Ad esempio dire che le temperature di una data zona si trovano al di sopra del 95th percentile equivale a dire che il 95% dei valori di temperatura registrati si trovano al di sotto del valore misurato.

[3] https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(14)62114-0/fulltext 

[4] https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(21)00150-9/fulltext 

[5] https://www.fao.org/measuring-hunger/en 

La FAO utilizza tre metodologie per misurare la sicurezza alimentare: la Food Insecurity Experience Scale (FIES) che misura l’accesso al cibo, il metodo per misurare la prevalenza della malnutrizione (PoU) che misura l’accesso all’energia ricavata dal cibo ed infine il metodo per misurare il consumo apparente di cibo e nutrienti nei vari paesi. 

[6] Su Minerva si è già parlato del rischio emergente della Chikungunya in un altro articolo. 

https://www.noidiminerva.it/chikungunya-un-rischio-emergente/  

[7] https://en.wikipedia.org/wiki/2007%E2%80%932008_world_food_price_crisis 

[8] Indice di Sviluppo Umano. Rappresenta uno dei principali indici di sviluppo umano pubblicato dallo United Nation Development Program (UNDP) e si tiene conto dell’aspettativa di vita, della scolarizzazione in termini di anni di educazione ricevuta e dal reddito lordo pro-capite. 

https://ourworldindata.org/human-development-index 

[9] Dei MHEWS ne abbiamo parlato su Minerva

https://www.noidiminerva.it/adattarsi-clima-mhews/ 

[10] In estrema sintesi una compagnia riassicurativa assicura le compagnie assicurative, le quali cedendo una parte del rischio possono aumentare le proprie capacità assuntive. Una compagnia assicurativa avente sede in uno stato ad alto rischio di terremoti può ad esempio cedere parte del rischio ad una compagnia riassicurativa, la quale potrà diluire il proprio rischio assumendo rischi in paesi a più basso rischio. Le compagnie riassicurative operando su scala internazionale hanno a disposizione una quantità enorme di dati.