Il cortisolo negli ultimi anni è diventato uno dei protagonisti assoluti dei social media e del marketing del benessere. “Pancia da cortisolo”, “viso da cortisolo”, “cortisolo alto perché sei stressato”, “bisogna abbassarlo”: affermazioni che vengono ripetute quotidianamente, spesso senza alcun fondamento scientifico. La realtà è molto diversa e decisamente più interessante: il cortisolo non è il nemico. Il cortisolo è un ormone essenziale per la vita, prodotto dalle ghiandole surrenali e sotto il controllo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Esso permette all’organismo di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente, regolando il metabolismo energetico, la pressione arteriosa, la risposta immunitaria, il ritmo sonno-veglia e anche la risposta allo sforzo fisico e mentale.

“ORMONE DELLO STRESS” È UNA SEMPLIFICAZIONE 

Cortisolo

Senza cortisolo non sarebbe possibile mantenere una glicemia adeguata durante il digiuno, affrontare un’infezione o semplicemente alzarsi dal letto al mattino. Definirlo “l’ormone dello stress” è quindi una semplificazione estrema. Una delle convinzioni più diffuse è che vivere periodi impegnativi comporti automaticamente un aumento cronico del cortisolo. Avere stress quotidiano non significa automaticamente avere il cortisolo alto.

Lo stress non è una malattia, ma una normale risposta di adattamento dell’organismo. Ogni volta che il corpo percepisce una sfida, che si tratti di un’infezione, di uno sforzo fisico, di un esame o di un’emozione intensa, attiva un sofisticato “sistema dello stress”. Questo coinvolge il cervello, il sistema nervoso autonomo e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che regola la produzione di cortisolo. L’obiettivo non è danneggiare l’organismo, ma aiutarlo a mantenere la cosiddetta omeostasi, ovvero la capacità del nostro corpo di autoregolarsi per mantenere un equilibrio interno stabile e affrontare la situazione nel modo più efficace possibile. Nella maggior parte dei casi, una volta superato l’evento stressante, tutti questi meccanismi tornano spontaneamente alla normalità. Solo quando lo stress è particolarmente intenso, prolungato o il sistema di regolazione si altera, possono comparire effetti negativi sulla salute. 

Il cortisolo segue un preciso ritmo circadiano, ovvero un nostro orologio biologico interno che dura circa 24 ore e regola il ciclo del sonno, la fame e la temperatura corporea; infatti, la parola viene dal latino “circa diem”, che significa “circa un giorno”. Così, il cortisolo raggiunge il picco nelle prime ore del mattino, diminuisce progressivamente durante la giornata e infine si trova a valori più bassi durante la notte. Può aumentare fisiologicamente in risposta ad attività fisica intensa, febbre, dolore, interventi chirurgici, digiuno ed emozioni intense. Questi aumenti sono temporanei e rappresentano una risposta normale e adattativa. Nella maggior parte delle persone sane il sistema endocrino riporta rapidamente il cortisolo ai valori abituali.

 LA SINDROME DI CUSHING È UNA MALATTIA ENDOCRINA

 Il cortisolo cronico elevato è una malattia, non una condizione comune. Quando il cortisolo rimane realmente elevato nel tempo si parla di una situazione patologica. L’esempio classico è la sindrome di Cushing una malattia endocrina relativamente rara caratterizzata da una produzione eccessiva e persistente di cortisolo.

 

In questi casi compaiono manifestazioni cliniche ben definite:

  •       debolezza muscolare;
  •       ipertensione;
  •       diabete;
  •       osteoporosi;
  •       ecchimosi;
  •       pelle sottile;
  •       accumulo di grasso prevalentemente sul tronco;
  •       alterazioni mestruali;
  •       maggiore suscettibilità alle infezioni.

 

La diagnosi non viene mai fatta osservando solo il volto o la distribuzione del grasso corporeo, ma attraverso specifici test endocrinologici. Attribuire genericamente sovrappeso, stanchezza o difficoltà nel dimagrimento a un presunto “cortisolo alto” è quindi una semplificazione priva di basi cliniche. Tra i miti più diffusi vi è quello della cosiddetta “pancia da cortisolo”. In realtà l’accumulo di grasso addominale dipende principalmente da fattori ben documentati come un eccesso calorico protratto nel tempo, predisposizione genetica, età, sesso, ridotta attività fisica.

Un livello patologicamente elevato può contribuire all’accumulo di grasso viscerale nella sindrome di Cushing, ma questo non significa che il comune grasso addominale delle persone sane sia causato dal cortisolo. Sono due condizioni completamente differenti.

Anche il “viso da cortisolo” è un falso mito. La cosiddetta “moon face” rappresenta un segno clinico della sindrome di Cushing, insieme a numerose altre alterazioni sistemiche. Si tratta di una manifestazione rara e ben riconoscibile dagli endocrinologi, non una caratteristica estetica osservabile nella popolazione generale. 

È NECESSARIO MISURARE IL CORTISOLO?

Misurare il cortisolo ha senso solo quando c’è un sospetto clinico. Molte persone richiedono dosaggi del cortisolo pensando di ottenere una spiegazione ai propri sintomi. Nella realtà clinica questo esame ha invece indicazioni molto precise. Il cortisolo varia fisiologicamente durante la giornata ed è influenzato da numerosi fattori, tra cui: orario del prelievo, qualità del sonno, farmaci, attività fisica, alimentazione e l’insorgenza di malattie acute. Per questo motivo il semplice dosaggio ematico, al di fuori di un corretto percorso endocrinologico, ha spesso uno scarso significato clinico. Quando esiste un reale sospetto di ipercortisolismo o insufficienza surrenalica vengono utilizzati protocolli diagnostici validati che comprendono test dinamici e valutazioni specialistiche. Più che fare attenzione a questo importante ormone conviene guardare ai comportamenti.

COSA POSSIAMO FARE DAVVERO

Per la maggior parte delle persone il problema non è il cortisolo. Sono invece le abitudini quotidiane a determinare gran parte dello stato di salute. Le evidenze mostrano che vale la pena concentrarsi su qualità e regolarità del sonno, lo svolgimento di un’attività fisica costante, comprendendo sia esercizi aerobici sia di forza per salvaguardare il mantenimento della massa muscolare, un’alimentazione equilibrata per un controllo del peso corporeo nel lungo periodo. In aggiunta a una gestione dello stress attraverso strategie sostenibili, come intrattenere relazioni sociali, fare esercizio fisico e tecniche di rilassamento quando utili, riduzione del fumo e del consumo eccessivo di alcol.

Questi fattori influenzano concretamente il rischio di malattie cardiovascolari, diabete, obesità e mortalità, molto più di ipotetici aumenti cronici del cortisolo nella popolazione sana.

IL CORTISOLO NON È UN NEMICO

L’interesse mediatico verso il cortisolo ha favorito la diffusione di integratori, diete e programmi che promettono di “abbassarlo”. Ad oggi non esistono prove solide che tali strategie siano utili nelle persone sane. Quando un trattamento viene proposto con l’obiettivo di “normalizzare il cortisolo” senza una diagnosi endocrinologica documentata, è opportuno interpretare il messaggio con spirito critico. La medicina basata sulle evidenze distingue nettamente tra una malattia endocrina documentata e il fisiologico adattamento dell’organismo alla vita quotidiana. Il cortisolo non è un nemico da combattere, ma un ormone indispensabile alla sopravvivenza. Nella grande maggioranza delle persone il suo funzionamento è strettamente regolato e le normali variazioni legate allo stress fanno parte della fisiologia.

FONTI

Stalder T, Oster H, Abelson JL, Huthsteiner K, Klucken T, Clow A. The Cortisol Awakening Response: Regulation and Functional Significance. Endocr Rev. 2025 Jan 10;46(1):43-59. doi: 10.1210/endrev/bnae024. PMID: 39177247.

Weitzman ED, Fukushima D, Nogeire C, et al. Twenty-four-hour pattern of the episodic secretion of cortisol in normal subjects. J Clin Endocrinol Metab. 1971;33:14-22.

Tsigos C, Kyrou I, Kassi E, Chrousos GP. Stress, Endocrine Physiology and Pathophysiology. In: Endotext. MDText.com, Inc.

Nieman LK, Biller BMK, Findling JW, et al. The Diagnosis of Cushing’s Syndrome: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2008;93(5):1526-1540. doi:10.1210/jc.2008-0125.

Roberta Galasso