Il cambiamento climatico sta accelerando. Questo secondo uno studio coordinato del PIK di Potsdam (Germania), che ha trovato un accelerazione del trend di riscaldamento negli ultimi dieci anni rispetto ai decenni precedenti [1]. Mai nella storia recente della Terra la temperatura globale si era alzata così velocemente [2]. La causa sono le emissioni antropiche di gas serra e se non cambiamo decisamente rotta siamo diretti a circa 2,7°C di riscaldamento globale rispetto al periodo pre-industriale entro il 2100.
La scoperta non è così sorprendente, considerando che gli anni più caldi mai registrati sono stati il 2023, 2024 e 2025 [3], ma vederlo scritto nero su bianco in una rivista scientifica fa comunque effetto. E’ sempre più probabile che sforeremo prima del previsto il limite di 1,5°C fissato dall’Accordo di Parigi. A supporto di questo ci sono anche i dati del bilancio energetico terrestre (la differenza fra l’energia in ingresso nell’atmosfera e quella in uscita), che mostrano uno squilibrio sempre più evidente [4]. Alcune misure attuate negli ultimi decenni per migliorare la qualità dell’aria (come i nuovi carburanti per il trasporto marittimo) hanno anche involontariamente contribuito al problema, riducendo la quantità di radiazione solare riflessa dall’atmosfera verso lo spazio.
La scienza vive di dibattiti e la climatologia non è da meno. Non tutti gli esperti infatti concordano su quale sia il modo migliore per misurare e rappresentare questo processo di accelerazione. Prendiamo questa figura pubblicata nel 2025 dal New York Times. Sembra provare in modo schiacciante che il riscaldamento globale abbia accelerato bruscamente dopo il 2010. Bisogna però fare attenzione a confrontare periodi diversi: il primo andamento è su 90 anni (1880-1970), il secondo su 40 anni (1970-2010) e il terzo solo su 15 anni (2010-2025). Non proprio un confronto equo.
Andamenti della temperatura media globale dal 1880 al 2025 in tre periodi: 1880-1970, 1970-2010 e 2010-2025. Crediti: The New York Times.
Il mondo dentro un (super)computer
Ad ogni modo, un’accelerazione del riscaldamento globale c’è, è sempre più evidente e, soprattutto, è esattamente quello che ci si aspettava [5]. L’ultimo rapporto (AR6) della massima autorità scientifica in campo di clima (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) uscito nel 2021 aveva analizzato tutti i principali modelli climatici, prevedendo che in questo decennio il riscaldamento globale sarebbe stato più rapido che nei decenni precedenti [6]. Cosa ancora più importante e preoccupante, l’accelerazione potrebbe proseguire anche nei decenni futuri. Ma come fanno i modelli a prevedere tutto questo?
I modelli climatici sono programmi numerici che contengono tutto quello che conosciamo sul clima terrestre; sono alleati preziosi per capire passato, presente e futuro del clima. Come in tutti i problemi matematici però, c’è sempre più di una soluzione. I modelli infatti non sono tutti uguali. Non esisterà mai il super-modello climatico in grado di prevedere tutto, sullo stile di Pensiero Profondo della Guida Galattica per Autostoppisti (di cui sappiamo comunque già la risposta). Anzi, la direzione va nel verso opposto: usare tanti modelli sviluppati in modo diverso, ognuno con i suoi pregi e difetti, che simulano il clima sotto le stesse condizioni.
Nonostante gli enormi progressi in questo campo (non che i modelli vecchi abbiano fatto un brutto lavoro, anzi), i modelli hanno ancora grossi passi avanti da fare. Per esempio, ci sono modelli che mostrano un riscaldamento globale esagerato (livello estinzione di massa da film hollywoodiano). E’ un grosso problema, perché quei modelli “caldi” influenzano gli scenari climatici e la stima della riduzione delle emissioni di gas serra necessaria per rispettare l’Accordo di Parigi. Stando ai modelli caldi, nemmeno una riduzione enorme delle emissioni sarebbe sufficiente per tenere il cambiamento climatico sotto controllo. Gli scienziati del clima stanno cercando di correre ai ripari.
L’unione fa la forza?
Ci sono diversi modi per calcolare gli scenari climatici. Per esempio, si può far simulare a un modello climatico un aumento repentino della concentrazione atmosferica di gas serra; questo è utile per capire come il modello risponde a uno shock di quel tipo. Oppure, si può usare una configurazione più realistica e aumentare la concentrazione di gas serra in modo graduale, proprio come stiamo facendo noi con il clima terrestre. L’ultimo rapporto IPCC prevede cinque scenari. Scenari a basse emissioni prevedono aumenti più contenuti della temperatura globale, o addirittura una riduzione per gli scenari ad emissioni nette zero; invece, quelli ad alte emissioni prevedono un aumento quasi incontrollato del riscaldamento globale.
A differenza della Nazionale maschile di calcio, i modelli climatici sono una squadra in cui si esaltano i pregi e minimizzano i difetti di ogni giocatore. Nei rapporti IPCC, le simulazioni climatiche vengono valutate insieme per capire l’andamento medio del clima presente e futuro. Praticamente gli Avengers del clima. Purtroppo le teste calde di cui sopra rendono tutto più difficile. I modelli caldo hanno infatti una sensibilità climatica molto elevata, che li porta a dare una risposta di temperatura molto intensa al variare della concentrazione di gas serra. Stimare la sensibilità climatica del clima terrestre è fondamentale per capire quanto tempo e margine d’azione abbiamo per rimediare al cambiamento climatico.
Negli anni sono stati proposti diversi tipi di approccio al problema. Questa figura ne mostra tre [7] [8].
- L’approccio tradizionale, quello democratico: ogni modello vale uno, nessuno escluso. La media è calcolata considerando tutti i modelli, anche quelli caldi. Le linee tratteggiate in figura sono state ottenute con questo approccio per ogni scenario. Ad alte emissioni, ci sono modelli che prevedono oltre 6°C di riscaldamento globale entro il 2100 e addirittura 18°C entro il 2300 (estinzione assicurata). Anche a basse emissioni, la temperatura globale supererebbe la soglia dei 2°C di riscaldamento.
- L’approccio meritocratico: non tutti i modelli vengono considerati nella media, ma solo quelli che simulano meglio il clima terrestre passato e recente, cioè quelli che hanno una sensibilità climatica simile a quella osservata nel mondo reale. Questo esclude tutti i modelli caldi e porta a stime più basse di temperatura globale: da 4°C per alte emissioni a meno di 2°C per basse emissioni.
- L’approccio dell’IPCC AR6: assessed warming. L’andamento del riscaldamento globale ottenuto da ogni modello è associato a un “emulatore”, cioè una simulazione numerica molto più rudimentale di quella dei modelli, che aiuta gli scienziati a correggere la stima della risposta climatica di ogni modello per renderla più realistica secondo il clima passato e recente della Terra. Questo produce una stima della risposta climatica leggermente più bassa di quella meritocratica.
A sinistra: Andamento previsto della temperatura media globale dal 2015 al 2100 in 4 diversi scenari di emissioni di gas serra, dal rosso (emissioni più alte) al blu (emissioni più basse) usando tutte le simulazioni climatiche contenute nel rapporto di valutazione IPCC AR6 del 2021. La linea tratteggiata indica l’andamento ottenuto da tutti i modelli, quella sottile è ottenuta con un approccio “meritocratico” e quella spessa è ottenuta usando l’approccio “assessed warming” del rapporto IPCC AR6. A destra: Stima dell’incertezza della temperatura media globale nel 2100. Crediti: Hausfather et al 2022.
Fare la fine del tacchino
L’approccio dell’IPCC è un notevole miglioramento rispetto a quello tradizionale, perché fornisce stime molto più realistiche e precise del cambiamento climatico per informare la politica e l’opinione pubblica sullo stato del problema. Gli emulatori usati dell’IPCC AR6 sostanzialmente riducono la complessità del modello di partenza e usano la statistica per valutarne la risposta climatica. Gli algoritmi di intelligenza artificiale stanno però diventando sempre più diffusi, sia per valutare la risposta climatica dei modelli che per migliorare i modelli stessi, e promettono di rivoluzionare la climatologia nel prossimo futuro.
Non possiamo però essere davvero sicuri che i modelli caldi siano irrealisticamente troppo caldi. Proprio come lo sfortunato tacchino induttivista di Bertrand Russell, è rischioso basare gli scenari climatici futuri (e tutte le decisioni politiche ed economiche che ne derivano) sul passato, altrimenti si rischia di finire arrostiti (letteralmente). Valori di riscaldamento globale di 5-6°C sono gli stessi che separano un periodo glaciale da uno interglaciale. Si tratta di cambiamenti epocali che non sappiamo minimamente come gestire. La cosa migliore da fare è azzerare il prima possibile le emissioni di gas serra ed evitare il pericolosissimo “scenario tacchino”.
FONTI
[1] https://www.lifegate.it/clima-riscaldamento-globale-accelerazione
[2] https://www.carbonbrief.org/pace-of-global-warming-has-nearly-doubled-since-2015-study-says/
[4] https://wmo.int/news/media-centre/earths-climate-swings-increasingly-out-of-balance
[5] https://www.theclimatebrink.com/p/the-great-acceleration-debate
[7] https://www.carbonbrief.org/guest-post-how-climate-scientists-should-handle-hot-models/
[8] https://www.climateforesight.eu/articles/the-hot-model-problem/








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