Come forse avrete sentito, a Niscemi, una piccola città siciliana, sono avvenute una serie di frane estese per diversi chilometri, che hanno causato l’evacuazione di oltre 1500 abitanti.
Niscemi è una cittadina di 25 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, posizionata su un altopiano che sovrasta la piana di Gela, che si estende a sud verso il mare. Il versante maggiormente colpito dai dissesti è stato quello rivolto a sud, dove la cartografia ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale) al momento riconosce un evento franoso di tipo complesso, ovvero composto da più concause, quali roto-traslazione, crollo e rotolamento, ampio ben 1.5 km quadrati. Questo fenomeno è arrivato in prossimità delle case del centro storico. Numerosi altri eventi di minore entità hanno interessato l’intera area.
Cosa ci dice la geologia di quest’area? Prima di tutto, è un’area molto instabile. L’abitato sorge su un altopiano composto da 15-30 m di sabbie pleistoceniche (depositi sedimentari marini e continentali formatisi durante il Pleistocene, da 2,58 milioni a 11700 anni fa), debolmente cementate che si sovrappongono ad argilliti plioceniche (formatasi tra 5,3 e 2,6 milioni di anni fa). Questa stratigrafia sovrappone un tipo di roccia altamente porosa e permeabile (le sabbie) e una praticamente impermeabile (le argilliti), che permette la formazione di falde freatiche, ovvero che contengono acqua derivante dalle piogge.
Le recenti e abbondanti precipitazioni legate al ciclone Harry, che si sono abbattute sulla Sicilia e sul meridione, hanno scaricato in pochi giorni sui terreni di quest’area cumulate di pioggia pari a quelle di diversi mesi, con accumuli in molte aree oltre i 200 mm di acqua. Questo, in un contesto come quello di Niscemi, ha provocato l’aumento del livello di falda dentro la sequenza sabbiosa e appoggiata sul substrato argilloso, rendendo il versante ancora più instabile. La pressione nei pori del terreno aumenta, la resistenza si riduce, il terreno diventa più debole. Nelle zone maggiormente pendenti, come nel versante sud, il terreno è arrivato al limite e l’intero fianco della collina è collassato.
Le frane così generate hanno la caratteristica, in genere, di destabilizzare porzioni via via crescenti di versante, arretrando progressivamente a monte con la nicchia di distacco, ovvero la porzione superiore e iniziale di una frana. Questo rende molto probabile che altre porzioni dell’abitato verranno coinvolte dalle prossime attivazioni delle frane che vediamo oggi.
La cartografia tematica, e il fatto che già nel 1997 si erano rese necessarie alcune demolizioni di edifici pericolanti ai margini della città (tra cui anche una chiesa settecentesca), mostra quanto la zona fosse già ben nota per la forte propensione all’instabilità, e che la situazione non si possa certamente definire una catastrofe inattesa. Limitare i danni a questo punto non sarà un’impresa semplice, ma è certo che solo una completa comprensione del fenomeno dal punto di vista geologico e geotecnico potrà eventualmente evidenziare il miglior tipo di intervento per limitare i danni e tentare di mettere in sicurezza l’area.
Riferimenti:
https://idrogeo.isprambiente.it/app/pir/c/85013
https://idrogeo.isprambiente.it/app/iffi/c/85013@=37.14436546246269,14.409273464500002,12
https://geologobarbero.it/considerazioni-sulla-resistenza-al-taglio-dei-terreni-granulari/







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