In seguito all’esperienza pandemica, il grande pubblico ha potuto familiarizzare con una branca della scienza cui forse era poco avvezzo, vale a dire l’epidemiologia, di cui improvvisamente si è parlato su tutti i media. Tra le varie fonti a cui ci si rivolgeva per cercare di capire qualcosa sul COVID, sarà capitato un po’ a tutti di sentir parlare di studi osservazionali o retrospettivi. Questi in breve sono degli studi clinici in cui al fine di stabilire l’utilità o la sicurezza di una terapia oppure per individuare i fattori di rischio di una patologia si analizzano dati clinici già esistenti, presi da banche dati o cartelle cliniche. Non vi è, a differenza degli studi prospettici, un arruolamento di volontari. Questo tipo di studi rappresenta ormai una colonna portante della ricerca clinica assieme agli studi prospettici. Questi ultimi rappresentano lo standard più elevato in termini di metodologia e affidabilità dei risultati, ma non sempre sono possibili, oltre a essere più costosi e lenti. Gli studi retrospettivi possono quindi essere cruciali al fine di poter prendere decisioni basate sulle evidenze scientifiche.
In questo campo è stato pionieristico il lavoro della Dr.ssa Janet Lane Claypon [1], scienziata inglese nata nel 1877 da una famiglia rurale benestante. Janet si laureò nel 1902 all’University College di Londra, conseguì poi il Dottorato in fisiologia nel 1905 e un Master nel 1910. Fu la prima donna a ricevere fondi tramite il Research Scholarship. La sua tesi di dottorato inoltre “on the developmental histology of the ovary and the hormonal control of lactation”, uno studio condotto presso i laboratori del fisiologo Ernest Starling, venne ampiamente integrato nel primo libro di testo sulla materia: The Physiology of Reproduction.
Ciò per cui Janet Lane Claypon passerà alla storia però, arriverà qualche anno dopo. Ella si interessò alla salute dei neonati, in particolare all’allattamento tramite latte di mucca bollito sulla salute dei bambini, il quale andava diffondendosi a quei tempi. In termini di guadagno di peso era superiore l’allattamento al seno o l’allattamento tramite latte di mucca bollito? E’ utile dare uno sguardo al suo lavoro [2], in modo da poter apprezzare quanto il suo contributo sia stato innovativo in termini della metodologia applicata agli studi clinici.
Claypon sapeva che per rispondere alle sue domande occorrevano dati, non raccolti alla rinfusa, bensì in maniera sistematica. Ma dove trovarli? Non in patria! Il suo sguardo si posò sui centri pediatrici di Berlino, sette istituti aperti di recente grazie alla fondazione Schmidt-Gallisch Stiftung. Essi erano centri dotati di personale specializzato, tra cui medici e infermiere specificamente formati per lavorare con i bambini. Ogni centro poteva vantare decine, se non centinaia di visite al giorno, e soprattutto raccoglieva dati sanitari in modo sistematico e organizzato. Per ogni bambino venivano prese la data di nascita, un riassunto delle condizioni economiche della famiglia, veniva indagata l’alimentazione precedente al primo accesso, la data del primo ingresso al centro e lo status di figlio legittimo o illegittimo. Inoltre ad ogni visita veniva registrato il peso del bambino.
L’indagine della Dr.ssa Claypon si concentra sul confronto tra 300 bambini allattati al seno e 204 bambini allattati con latte di mucca bollito. Il gruppo dei bambini allattati al seno costituiva il gruppo di controllo. L’aver utilizzato un gruppo di controllo in un’indagine di questo tipo costituisce la prima innovazione di Janet Lane Claypon. Un confronto nudo e crudo tra i due gruppi ci potrebbe dare una risposta alla domanda: mette su più peso un bambino allattato al seno o uno allattato con latte di mucca? Sarebbe tuttavia una risposta poco utile, occorreva quindi sgomberare il campo da ogni possibile fattore confondente.
L’analisi parte fin dalla selezione del campione. Per limitare infatti i fattori confondenti legati all’età dei bambini e alla differente frequenza nelle visite al centro, sono stati selezionati bambini che hanno iniziato a frequentare i centri prima dei 4 mesi, mentre sono stati esclusi i bambini che non hanno effettuato visite per un periodo di 4 mesi. La selezione del campione però va oltre: sono stati esclusi infatti bambini non sani, in particolare quelli affetti da malattie sistemiche (come febbre o diabete). Selezionare bambini per quanto possibile sani limita i rischi che i risultati osservati siano dovuti alle malattie invece che al metodo di allattamento. Il tempo di osservazione dello studio era di un anno circa.
L’analisi dei fattori confondenti si è estesa persino alle condizioni socioeconomiche dei bambini. Questo è molto interessante, considerato che bambini di classi sociali più agiate avrebbero potuto godere di cure migliori, e quindi di una salute migliore indipendentemente dal metodo di allattamento. In questo caso Claypon fu abbastanza fortunata, in quanto i centri pediatrici venivano frequentati in particolar modo dalla classe operai. I più benestanti si rivolgevano a ospedali privati. Vi era quindi una certa uniformità nelle condizioni socioeconomiche dei bambini, come evidenziato dal fatto che la maggior parte dei padri di famiglia aveva uno stipendio che oscillava tra i 20 e i 30 marchi a settimana.
Un’altra domanda a cui Claypon doveva rispondere riguardava il peso dei bambini nei due gruppi. Il peso misurato durante la prima settimana di vita era molto più alto nel gruppo dei bambini allattati a latte di mucca. Era un dato genuino o era un errore casuale dovuto al basso numero di osservazioni effettuate? Per rispondere a questa domanda lei applicò il metodo statistico messo a punto qualche anno prima dallo statistico inglese William Sealy Gosset[3]. Il metodo permette di calcolare la deviazione standard, vale a dire: di quanto i dati si discostano dalla loro media, qual è la loro variabilità?[4]
In seguito all’applicazione del metodo, è emerso che i risultati della prima settimana di osservazione erano dovuti più a errori di campionamento che a una genuina differenza tra i due gruppi nella popolazione generale. In poche parole nella prima settimana di vita non vi era una differenza così marcata tra i due gruppi tale da giustificare una tale differenza di peso. E’ stata la prima volta che un metodo statistico di questo tipo è stato applicato all’analisi dei dati.
L’analisi ha permesso di stabilire che la crescita in termini di peso, nei bambini allattati al seno è stata superiore a quella riscontrata nei bambini allattati con latte di mucca bollito. In seguito all’analisi dei fattori confondenti e all’analisi statistica dei dati ne è emerso che l’indagine supporta fortemente l’allattamento al seno rispetto a quello artificiale. Una posizione oggi supportata anche dalle linee guida dell’OMS [5].
Lo studio è interessante non tanto per il risultato, ma perché fornisce un esempio pratico delle metodologie che i ricercatori seguono nelle loro ricerche. Un campo in cui Janet Lane Claypon è stata un’innovatrice.
Si parla di lei anche in: Proof – The Uncertain Science of Certainty di Adam Kucharski
[2] Report to the local government board upon the available data in regard to the value of boiled milk as a food for infants and young animals. 1912
[3] Lo fece su consiglio di Major Greenwood del Lister Institute of Preventive Medicine
Vignettes of the History of Epidemiology: Three Firsts by Janet Elizabeth Lane-Claypon. American Journal of Epidemiology. Warren Winkelstein Jr
Vol 160 n2 15/07/2024
[4] https://paolapozzolo.it/deviazione-standard/
[5] https://www.who.int/health-topics/breastfeeding#tab=tab_1





Scrivi un commento