Quando andate al ristorante e chiedete un bicchiere d’acqua, va bene se vi danno acqua del rubinetto o chiedete quella in bottiglia?

Molte persone ancora non si fidano a bere acqua del rubinetto e preferiscono quella in bottiglia; l’ISTAT riporta che nel nel 2019 il 19% degli italiani segue questa tendenza, con numeri piú alti in Sardegna (59,9%) e Sicilia (53,1%), mentre l’Umbria si posiziona in testa per il consimo di Acqua in bottiglia.

Cosa c’è che non ci piace dell’acqua del rubinetto?

L’acqua che beviamo, che sia essa in bottiglia o no, proviene da sorgenti superficiali, come laghi, fiumi e mari, o da sorgenti sotterranee: viene raccolta e potabilizzata. Il processo di potabilizzazione avviene in vari step successivi, che usano principi di natura fisica, chimica e biologica. I piccoli solidi sospesi sono separati tramite sedimentazione, la componente organica viene trattata mediante l’aiuto di microrganismi che biodegradano queste sostanze e alla fine alcuni trattamenti chimici, come l’utilizzo di Cloro, disinfettano il tutto e aggiustano il pH.

Quest’acqua poi puó essere trasportata tramite i condotti fino alla nostra casa; ma non finisce qui. La qualitá dell’’acqua infatti viene continuamente controllata per garanire che la composizione minerale sia corretta e che non sia avvenuta nessuna contaminazione.

Come si valuta la qualitá dell’acqua? Esistono dei semplici kit che grazie a delle reazioni chimiche colorimetriche, possono indicare quale è il livello di alcune sostanze chimiche nella sorgente che vogliamo analizzare. Mentre altri kit servono per vedere se sono presenti forme di vita pericolose per la salute come batteri o funghi.

E per l’acqua in bottiglia? L’imbottigliamento avviene vicino alla sorgente e tramite un processo automatizzato, l’acqua viene raccolta, imbottigliata e imballata. Non puó subire ulteriori trattamenti oltre a quelli elencati sopra, ad eccezione dell’’aggiunta di anidride carbonica per ottenere l’acqua gassata; ma in quanto a purificazioni e arricchimenti, la composizione è la stessa della sorgente e quindi la stessa del rubinetto.

Per fare un paragone, le acque del rubinetto subiscono maggiori controlli di quelle in bottiglia e i valori di alcuni minerali sono molto piú bassi nelle prime che nelle seconde.

Meglio l’acqua del rubinetto o quella in plastica?

L’acqua in bottiglia ha un impatto sull’ambiente non indifferente. Per ogni bottiglia di plastica che consumiamo dobbiamo considerare il materiale contenitore e il trasporto del prodotto. La plastica utilizzata per le bottiglie e per l’impacchettamento delle confezioni proviene da sorgenti non rinnovabili e la sua produzione e utilizzo ci costano caro in termini di salute ambientale.

Parlando sempre in termini energetici: ma quanto pesa portare una cassa d’acqua dal negozio a casa? Non preferireste evitare quei 9 Kg di zavorra una volta per tutte?

Inoltre la plastica non è il materiale piú sicuro per la conservazione dell’acqua: le bottiglie vengono conservate a lungo e nel tempo con gli sbalzi termici la plastica, che fa da contenitore tende a degradarsi e rilasciare sostanze potenzialmente inquinanti nell’acqua stessa. La data di scadenza sulle nostre bottiglie di acqua non si riferisce al contenuto, ma al contenitore.

E cosa succede se l’acqua di casa mia non mi piace perche contiene troppo calcio o troppi metalli? Niente paura, si puó filtrare.

Esistono infatti molti tipi di filtri, applicabili al rubinetto, o alla bottiglia o come caraffe, che depurano ulteriormente l’acqua.

Una caraffa filtrante funziona grazie alla presenza di una cartuccia al suo interno che può contenere alcuni tipi di sostanze in grado di cambiare le proprietà organolettiche dell’acqua. Queste sono principalmente resine a scambio ionico e/o carboni attivi. Le resine a scambio ionico sono particelle solide, che a contatto con acqua contenente carbonati di calcio (calcare) sono in grado di “intrappolare” gli ioni di calcio e magnesio scambiandoli con altri (ad esempio sodio). Questo processo è detto di “addolcimento” dell’acqua, in quanto la rende meno “dura” cioè calcarea. La differenza principale per l’utilizzatore finale è prevalentemente nel sapore e le proprietà organolettiche dell’acqua in uscita devono essere garantite dal produttore. È importante quindi seguire le indicazioni sull’uso del prodotto, in quanto una singola cartuccia è in grado di addolcire una quantità finita di acqua, oltre la quale non ha più una particolare efficacia. Alcune caraffe hanno carboni attivi al loro interno, una sostanza solida molto porosa, che è in grado di adsorbire eventuali composti organici indesiderati. Come già detto, però, nessuna sostanza in quantità dannosa per la salute esce dai nostri rubinetti, dunque l’effetto è sempre solo sulla nostra percezione del “gusto” dell’acqua.

In conclusione, l’uso della caraffa filtrante non è né pericoloso (se utilizzata secondo le indicazioni del produttore) né porta ad avere un miglioramento misurabile della qualità dell’acqua che beviamo in termini di salute.

Volete l’acqua gassata? No problema! Ci sono dei dispensatori di CO2 che rendono la votra acqua frizzante a piacere!

Abbiamo alternative? Un’alternativa potrebbe essere utilizzare le bioplastiche come materiale per l’imbottigliamento e il packagin.

In quanto a sostenibilità, la plastica può essere divisa in 4 tipi principali, basati sull’origine della materia prima e sulla sua biodegradabilità. La più comune è plastica che proviene da fonti fossili (es. petrolio) e che non è biodegradabile, ma può essere solo riciclata tramite metodi meccanici o chimici. Fanno parte di questa categoria la maggioranza delle plastiche che utilizziamo al giorno d’oggi; si pensi alle bottiglie di PET, agli imballaggi di buona parte dei nostri alimenti o alle parti delle nostre auto. Le stesse plastiche, che siamo in grado di fare in questo modo, possono anche derivare da materie prime rinnovabili, con qualche passaggio in più (secondo tipo).

Un terzo tipo sono quelle plastiche che derivano sì da carbone fossile, ma che possono poi essere biodegradate tramite composting. Infine, ci sono quei materiali che possiamo considerare come la “vera” bioplastica, ovvero che derivano da materie prime rinnovabili e che sono biodegradabili una volta terminato il loro uso. Nota bene, si parla di materiali biodegradabili in ben precise condizioni di processo, come quelle che si trovano in una centrale per il compost. Se prendiamo un pezzo di plastica “bio” e la abbandoniamo in natura, questa rimarrà tale per molto tempo, creando i danni a cui siamo purtroppo abituati. Quindi è importante trattare anche la bioplastica come un rifiuto da gestire correttamente e farla arrivare in uno stabilimento adeguato a trattarla.

Quindi, tornando alla domanda iniziale, Se andate al bar o al ristorante, chiedete acqua in bottiglia o del rubinetto?