Le informazioni discrepanti sullo stesso argomento si dicono dissonanti. Comportamenti non completamente allineati con le proprie opinioni sono in relazione dissonante. Il termine “cognitiva” sottolinea invece le relazioni e l’elaborazione di questi pezzi di informazione.

Durante il corso della vita accumuliamo, aspettative su cose e comportamenti ritenuti congruenti o meno; e quando le attese non sono verificate ci troviamo a sperimentare la dissonanza cognitiva.

Quando una dissonanza si presenta, genera nella persona un bisogno impellente di risolverla per tornare ad una forma di equilibrio e coerenza.

Cambiare una decisione o invertire l’effetto di un comportamento può essere difficile, se non impossibile, quindi le circostanze dissonanti possono manifestarsi ed avere effetti psicologici per lunghi periodi.

Supponiamo che si sia presa una decisione i cui effetti siano irreversibili: all’atto di prendere la decisione, al soggetto sono chiari tutti i fattori positivi che lo hanno portato al verdetto, e tutte le caratteristiche non attrattive che lo hanno portato a rigettare l’opzione opposta. Ciononostante, la persona è conscia delle caratteristiche positive dell’alternativa rigettata e dei lati negativi di quella selezionata.

Per quanto la decisione possa essere stata ponderata, esiste una dissonanza che deve essere riconciliata.

La riduzione della dissonanza cognitiva può avvenire principalmente in due modi: l’individuo può trovare argomenti a supporto dell’opzione scelta o può ridurre la positività delle argomentazioni favorevoli alla scelta scartata.

Di fatto, la persona cambia le sue opinioni per conformarle meglio al suo comportamento ed alla sua decisione. Il fenomeno si presenta solo dopo che la decisione è stata presa senza ambiguità, non prima o durante.

Quanto questo bisogno di riduzione sia impellente e rilevante dipende dal grado di dissonanza e dal livello di giustificazione o pressione presenti nel momento della decisione. Maggiori sono il divario e l’incongruenza percepita più la necessità di risolverli si acuisce. Maggiore è la giustificazione o la pressione che ci ha spinti in una direzione, minore è la spinta a conciliare il divario percepito, se ad esempio la scelta è avvenuta previo pagamento o coercizione.

Prove sperimentali su volontari (1), hanno confermato i meccanismi di questo fenomeno. L’esperimento consisteva nel chiedere ad un gruppo di studenti di classificare alcuni vinili secondo il loro gradimento. Tra quelli di moderato gradimento ne sono stati scelti due ed è stato chiesto quale si sarebbe voluto ricevere in dono. In fine è stato richiesto di rivalutare il gradimento dei due vinili.

Tre differenti scenari sono stati proposti per la prova. Nel primo, agli studenti è stato fatto intendere che ci fosse la possibilità di ricevere comunque entrambi i dischi. La richiesta di rivalutare il gradimento è stata fatta dopo la decisione del disco da ricevere ma prima che fosse chiarita l’ambiguità di quanti se ne sarebbero ricevuti. Nel secondo, era esplicito che alla fine entrambi i dischi sarebbero stati consegnati. Nell’ultimo caso, era chiaro che il regalo sarebbe consistito solo nel disco prescelto. Come atteso una esigenza di ridurre la dissonanza si è riscontrata solo nell’ultimo caso, dove i volontari hanno notevolmente cambiato la valutazione del loro gradimento a favore della scelta fatta. Inoltre, è chiaro che il fenomeno di riduzione non si attivi finché ogni ambiguità sulla decisione non sia completamente risolta e la decisione chiusa, nel primo caso infatti non è stata riscontrata.

Esperienze simili (1) hanno mostrato meccanismi analoghi nel caso in cui volontari siano stati portati a mentire su loro esperienze sotto pagamento. Minore il pagamento, maggiore l’esigenza di riduzione perché la giustificazione è minore. In questo caso il premio non rinforza un comportamento o fissa un cambiamento, perché questi erano in qualche modo contrari al credo personale fin dall’inizio; può solo giustificarli a noi stessi.

Similmente, se si resiste ad una tentazione in una situazione di forte proibizione o dove si rischi una grande punizione, si crea una piccola dissonanza che non deve essere riconciliata ma il desiderio verso l’oggetto delle attenzioni aumenta. Dove la proibizione è debole, si registra alta riduzione della dissonanza con fenomeni che invece ricordano la favola della volpe e l’uva.

Se ci si è scelto di credere che l’immigrazione sia una minaccia, disumanizzare gli immigrati o dipingerli come ladri pericolosi può rappresentare un meccanismo di riduzione della dissonanza. Analogamente, se si è presa la decisione di non vaccinare i propri figli, la dissonanza può essere ridotta pensando che il vaccino uccida milioni di persone, che contenga sostanze tossiche o perfino microchip.

Per approfondimenti:

(1) https://www.jstor.org/stable/24936719