Si sente spesso parlare di complotti e cospirazioni; ma come nasce una teoria cospirativa? Con chi abbiamo a che fare quando discutiamo di terra piatta, vaccini pericolosi e QAnon?

Una teoria cospirativa può essere definita come l’insieme delle credenze esplicative del comportamento di persone che colludono in segreto per raggiungere un fine malevolo. Benché si sia abituati ad un connotato negativo, alcune teorie si rivelano fondate e reali, come il Watergate, rendendo ancor più arduo orientarsi.

Ma chi è più incline a credere alle cospirazioni?

Possono essere identificati due punti di partenza per comprendere e spiegare il fenomeno.

Il primo è che uno degli indicatori della credenza in nuove teorie cospiratorie è la credenza in altre teorie cospiratorie. Perfino la credenza in teorie cospirative mutualmente esclusive trova una correlazione positiva. Si può così abbracciare contemporaneamente l’idea che Lady Diana sia stata uccisa e che abbia inscenato la sua scomparsa.

Il secondo é che le credenze sembrano sensibili al contesto culturale: persone con un certo orientamento politico sono più propense a credere a teorie che coinvolgano esponenti dello schieramento opposto. L’impatto del cospirazionismo aumenta in periodi di crisi ed instabilità.

Dai questi due concetti di partenza possono essere ricavati quattro principi di base del complottismo:.

  • PRIMO PRINCIPIO

Il credere in cospirazioni ha conseguenze significative. Le credenze personali modificano e plasmano il comportamento. Gli effetti delle cospirazioni possono essere rilevanti su aspetti come salute, sicurezza e relazioni personali. Eclatanti in questo ambito sono gli atteggiamenti verso vaccini, 5G e mascherine. Per quanto assurda e priva di fondamento possa sembrare la teoria, gli effetti sono reali e spesso gravi. L’abbracciare queste teorie sembra essere associato a problematiche della sfera interpersonale come paranoia, narcisismo e machiavellismo; ma genera a sua volta stigmatizzazione aumentando il senso di esclusione. Le cospirazioni sono empiricamente associate al populismo ed all’estremismo politico e spesso favoriscono una maggiore alienazione dalla politica attiva e dal voto.

  • SECONDO PRINCIPIO

Le cospirazioni sono diffuse in tutti i tempi ed in tutte le culture. Esiste un’ipotesi adattiva del cospirazionismo che sostiene che gli esseri umani abbiano evoluto un sistema di identificazione delle cospirazioni per ovviare ai frequenti conflitti inter-gruppo con conseguenti aggressioni e perdite di opportunità riproduttive ai tempi dei cacciatori-raccoglitori. L’ancestrale meccanismo sarebbe attivato da segnali di possibili coalizioni ostili. Esisterebbe, quindi, una naturale propensione psicologica al complottismo.

Tra le cospirazioni storiche si possono ricordare la caccia alle streghe o la credenza diffusa tra i cittadini Romani che Nerone avesse incendiato Roma, come raccontato da Tacito. Nessun popolo sembra essere esente da tali speculazioni: ovunque vi sia tensione psicologica tra sottogruppi in competizione, vi è terreno fertile.

  • TERZO PRINCIPIO

Le credenze sulle cospirazioni sono di natura emotiva. Anche per le teorie più fantasiose vengono presentate molte prove ed argomenti a supporto. Tutti questi ragionamenti e confutazioni potrebbero far sembrare la teoria come il risultato di un pensiero inquisitivo e di un’analisi critica che non dà per scontate le versioni ufficiali. Evidenze empiriche dimostrano invece il contrario. Una più alta educazione e una predisposizione al pensiero analitico e razionale sono indicatori di una minore propensione al complottismo.

L’adesione a queste teorie ha una motivazione più emotiva e legata al bisogno di dare una spiegazione alle cose. Questa necessità cresce in periodi ed in contesti in cui sono protagoniste emozioni come ansia, incertezza e sensazione di mancanza di controllo. Questa sarebbe una delle ragioni per le quali è così difficile smontare e confutare agli occhi degli adepti queste teorie con argomentazioni logiche e razionali.

  • QUARTO PRINCIPIO

Le cospirazioni sono un fenomeno sociale che rispecchia le dinamiche del conflitto inter-gruppo. Una teoria cospirativa è tale solo se assume un gruppo o una coalizione esterna ostile e fonte di minaccia verso un gruppo al quale il “credente” sente di appartenere. Spesso esiste anche un sentimento di narcisismo collettivo per il quale si attribuisce al gruppo una superiorità morale.

Sono due le motivazioni sociali rilevanti in questa dinamica.

Primo, la necessitá di mantenere una forte identità di gruppo. Le persone si sentono più coinvolte perché emotivamente connesse alle potenziali vittime del complotto. Secondo, il senso di protezione che offre il gruppo di appartenenza verso l’esterno che spesso viene visto come ostile e pericoloso per via di attributi che possono spaventare, come ricchezza e potere.

Queste motivazioni sono tristemente visibili nell’arena politica, e c’è ancora da investigare molto per avere un quadro completo. La comprensione di questi meccanismi infatti potrebbe aiutarci a trovare più efficaci e persuasivi modi di comunicare con i complottisti.

Per approfondimenti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6282974/