Respiriamo meglio tenendo le finestre di casa aperte o chiuse? Beh, la risposta non è per niente scontata, soprattutto se si vive in certe zone del pianeta. Si parla ormai frequentemente di qualità dell’aria indoor (dentro gli edifici) e outdoor (all’esterno) e a stare dietro a tutte le informazioni che vengono divulgate, manca quasi il fiato!

Qualche mese fa si discuteva di cucine a gas. Sembrerebbe infatti che il cibo possa avere un impatto sul nostro corpo anche prima che venga consumato! La forza del pensiero? No, spieghiamo meglio di seguito.

Questa volta non si indaga sulla qualità del cibo, ma sul modo in cui viene cucinato. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato a fine 2022, il 12,7% dei casi di asma infantile possono essere attribuiti alla presenza di fornelli a gas nelle abitazioni. Il calcolo è stato fatto prendendo in considerazione la popolazione di età inferiore ai 18 anni residente in abitazioni con questo tipo di cucina. L’articolo è stato dibattuto nel mondo politico statunitense che cerca di promuovere metodi di cottura che abbiano anche un impatto meno negativo sull’ambiente, ma gli stessi autori concludono scrivendo che sussistono molti elementi ancora da approfondire, anche per studiare le strategie per ridurre il problema.

Non è di certo il primo studio sul tema e non sarà neanche l’ultimo. Ricerche precedenti hanno collegato l’uso domestico di gas a deficit di attenzione, disturbi di iperattività nei più piccoli, malattie del sistema respiratorio e nevrosi.

L’argomento è di interesse anche in Europa, dove il gruppo non-profit per l’efficienza energetica Clasp e l’Alleanza Europea per la Salute Pubblica (Epha), con il supporto tecnico dell’Organizzazione per la Ricerca Scientifica Applicata (Tno), hanno pubblicato, lo scorso gennaio, il report dal titolo: Gli Effetti Invisibili della Cottura a Gas sulla Salute. Gli autori mostrano come cucinare con il gas, e in assenza di ventilazione meccanica efficiente, causa un inquinamento domestico da biossido di azoto (NO2) che supera svariate volte all’anno il limite delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria e gli standard europei sull’inquinamento dell’aria esterna. Inoltre, test specifici nei laboratori del Tno hanno mostrato che i fornelli a gas producono anche monossido di carbonio, particolato ultrafine e altri inquinanti che possono causare effetti gravi sulla salute, in particolar modo nei bambini.

La ventilazione non è sufficiente. Le cappe di aspirazione non vengono sempre accese e potrebbero non essere del tutto efficienti quando in funzione. Inoltre, le cappe usate nelle case sono progettate per rimuovere gli odori e difficilmente eliminano NO2.

A far discutere di questo report, non sono i dati misurati ma quelli stimati. Gianluca Dotti, fisico e giornalista scientifico, esprime dei dubbi in particolare riguardo ai 700.000 bambini che solo nell’Unione europea e solo nell’ultimo anno soffrirebbero di asma a causa del gas, e dei costi sanitari associati di 3,5 miliardi di euro l’anno. Questi numeri citati nel report sono stati ricavati usando i dati di prevalenza epidemiologica[1] del 2003 e il coefficiente di frazione attribuibile nella popolazione[2]. I calcoli però non fanno riferimento a studi scientifici pubblicati su riviste con peer review. Inoltre, Gianluca Dotti descrive come azzardate alcune dichiarazioni, come quella di Christine Egan, Ceo di Claps: “… Preparare la cena può esporre a tanti agenti inquinanti quanti quelli del fumo passivo. Gli apparecchi a gas dovrebbero riportare etichette di avvertenza sulla salute come i pacchetti delle sigarette. I funzionari europei dovrebbero considerare questi rischi per la salute.”

Concludendo: Le cucine a gas rilasciano inquinanti che hanno sicuramente un impatto negativo sulla salute, come dimostrato in diversi studi in letteratura. Per la quantificazione del danno, aspettiamo dati più solidi. In ogni caso, si consiglia di fare sempre arieggiare bene le stanze dove si cucina.

[1] La prevalenza in epidemiologia esprimere il rapporto fra il numero di persone malate in una popolazione in un definito momento e il numero totale degli individui della popolazione (sani e malati) nello stesso istante.

[2] Esprime la quota di casi nella popolazione che non si ammalerebbe se venisse rimosso il fattore di rischio.

Fonti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35176573/

https://oem.bmj.com/content/68/10/746

https://www.mdpi.com/1660-4601/20/1/75

https://www.wired.it/article/cucinare-gas-dannoso-salute-dati-report-analisi/