La nostra mente è soggetta ad automatismi sistematici, anche se non lo sappiamo! Cadiamo spesso in molte trappole della mente senza rendercene conto. Queste trappole, a volte, possono portarci ad una percezione errata della realtà e degli eventi. A causa di questi schemi, in alcune occasioni, potremmo non essere in grado di esaminare una notizia, un evento o un fenomeno in maniera realistica e oggettiva, ma siamo inevitabilmente influenzati dal nostro giudizio interno. Giudizio che segue determinati schemi e ci porta a interpretazioni imprecise, giungendo a conclusioni errate. Nessuno è escluso, tutti abbiamo pregiudizi cognitivi che derivano da supposizioni, esperienze pregresse e norme sociali, che immancabilmente influenzano i nostri ragionamenti.

SIAMO SICURI DI AVERE IL CONTROLLO?

Questi schemi vengono chiamati bias cognitivi. Il termine inglese “bias” deriva dal provenzale “biais” e ancor prima dal greco “epikársios” che significa obliquo/ inclinato. Si tratta di schemi del pensiero che, a volte, ci portano a valutare le informazioni del mondo che ci circonda e la sua complessità in maniera affrettata. Il termine “bias cognitivo” è stato coniato per la prima volta nel 1977 da Amos Tversky e Daniel Kahneman, due psicologi cognitivi israeliani. I due ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti per dimostrare come le persone spesso commettono errori sistematici nel ragionamento e nella valutazione delle informazioni. In realtà, è proprio grazie a questi schemi che riusciamo a fare valutazioni veloci, a prendere rapidamente una decisione o fare delle scelte. Questi schemi ci aiutano a filtrare le informazioni, soprattutto quando siamo di fronte a numerosi input, ma possono inevitabilmente portare a errori di pensiero.

Si tratta quindi di un processo di pensiero sistematico, causato dalla tendenza del cervello a semplificare l’elaborazione delle informazioni attraverso le proprie esperienze e preferenze. Come delle scorciatoie che ci fanno risparmiare tempo. Sfortunatamente, queste stesse scorciatoie introducono distorsioni nel nostro pensiero e nella comunicazione. Questo ovviamente non è colpa nostra, infatti, a questi pregiudizi possono contribuire: le emozioni, lo stress, il giudizio sociale ma anche cause legate alla memoria e alla concentrazione; infatti, la nostra attenzione è selettiva. In più, il nostro modo di pensare è influenzato dagli eventi e dalle esperienze passate.

Trappole mentali

ESEMPI DI BIAS

Sono stati studiati e riconosciuti tantissimi bias. Vediamone alcuni interessanti in cui possiamo imbatterci tutti i giorni: l’effetto alone, ad esempio, è un comportamento inconscio che ci porta a fare valutazioni e dare giudizi su qualcuno o qualcosa basandosi su altri aspetti che non sono correlati a ciò che stiamo valutando. Ad esempio, quando abbiamo un’impressione positiva di una persona, saremo più propensi a vedere anche gli altri suoi aspetti in maniera positiva. È un errore cognitivo che ci porta a prestare attenzione a un’unica caratteristica di una persona e a dare un giudizio globale positivo di tutte le sue altre caratteristiche, che in realtà non conosciamo ancora.

Siamo soggetti anche all’effetto Bandwagon, traducibile in italiano come “effetto gregge”, una tendenza a compiere un’azione a seguito dell’osservazione del comportamento di molte altre persone. Questo bias cognitivo indica la nostra tendenza a sviluppare una convinzione o a fare qualcosa, non tanto sulla base della sua effettiva veridicità, ma quanto piuttosto in relazione al numero di altre persone che condividono quella stessa convinzione o che compiono quella determinata azione. Allo stesso modo potremmo essere “influenzati” dall’euristica dell’affetto, il termine euristica si riferisce a una strategia di ragionamento e questa in particolare ci spiega come la nostra percezione della realtà sia significativamente influenzata da ciò che desideriamo in un dato momento e descrive come spesso nel prendere una decisione facciamo affidamento alle nostre emozioni, piuttosto che a informazioni concrete. Ad esempio, se abbiamo avuto una brutta giornata, probabilmente se posti nelle giuste condizioni potremmo fare shopping solo perché questo ci ha fatto stare bene in passato e potrebbe aiutarci a migliorare lo stato d’animo attuale, anche se per poco tempo. In più, lo stato emotivo ci porta ad attribuire delle qualità o dei difetti a diverse opzioni: quando siamo di buon umore tendiamo ad essere più ottimisti ma quando lo stato d’animo è negativo, ci concentriamo maggiormente sui rischi e sulla possibile mancanza di benefici legati ad una decisione.

L’effetto Dunning–Kruger, invece, è la tendenza delle persone poco esperte in un settore a ritenersi più competenti di altri, ma anche la tendenza delle persone capaci a sottostimare le proprie competenze. Succede questo nelle persone che ritengono di essere più capaci di quanto non siano in realtà quando non riescono a riconoscere la propria incompetenza. Persone più informate sono invece in grado di riconoscere le proprie lacune.

Quello forse più pericoloso è il bias di conferma, che ci porta a cercare prove che confermino ciò che già pensiamo o sospettiamo, a considerare solo i fatti e le idee che confermano le nostre opinioni e a respingere o ignorare qualsiasi prova che sembri supportare un altro punto di vista. Non solo, saremo anche più propensi a ignorare o a dimenticare le informazioni che le contraddicono. Inoltre, questo bias favorisce la polarizzazione delle opinioni, ovvero quando si tende ad avere esclusivamente determinate idee ristrette che diventano spesso estreme, concludendo con: «o è bianco o è nero»; invece, spesso la realtà è una scala di grigi. Esserne consapevoli ci consentirebbe di valutarla con obiettività, senza estremizzazioni.

Emblematici sono anche il bias del punto cieco e il bias della negatività. Il primo si verifica quando le persone negano di essere soggette a bias cognitivi, ma come abbiamo visto siamo tutti soggetti a questi errori di pensiero senza esserne consapevoli. Invece, il bias della negatività ci porta a prestare più attenzione alle informazioni negative che a quelle positive, ciò potrebbe essere dovuto al fatto che le informazioni negative sono più rilevanti per la nostra sopravvivenza.

Bias cognitivi

INFODEMIA

Nel tempo della disinformazione è ancora più facile cadere in queste trappole della mente: quando ricerchiamo conferme alle nostre idee, quando leggiamo qualche riga su di un argomento e allora pensiamo di sapere tutto ciò che ci sia da sapere, quando decidiamo che gli altri debbano necessariamente condividere le nostre opinioni e non accettiamo la possibilità di poterle cambiare. Ignorare qualcosa non è segno di debolezza, ma lo diventa quando non mostriamo un sincero interesse nel voler colmare le nostre carenze. Ne abbiamo avuto un brutto esempio con la pandemia provocata dal virus SARS-Cov-2, durante la quale oltre alla circolazione incontrollata del virus sono aumentati a dismisura anche i cosiddetti complottisti, soggetti che tendono a prendere sempre per buone le notizie che sembrano dimostrare le loro teorie, senza chiedersi se queste possano essere anche solo parzialmente corrette. Oltre alla sfida contro il virus anche questa ormai costituisce un’importante sfida in termini di salute pubblica, ovvero la gestione di quella che l’Oms ha definito “infodemia”, una sovrabbondanza di informazioni, accurate e meno accurate, emerse durante la pandemia. Questo ci pone di fronte a un grande dubbio: in che modo affrontare la massiccia diffusione di informazione? Una risposta potrebbe essere l’impegno, insegnando alle persone a riconoscere la cattiva informazione, attraverso l’attuazione di programmi educativi, campagne di sensibilizzazione e strumenti di valutazione delle informazioni. I governi possono adottare misure per regolamentare la diffusione di informazioni false; ciò potrebbe includere la promozione di pratiche di informazione più trasparenti e la creazione di leggi che puniscano la diffusione di informazioni false.

In più, l’evoluzione tecnologica e la costante generazione di dati evidenziano in qualche modo l’incapacità dell’essere umano di elaborare e analizzare una mole impressionante di dati, portandoci ad una inevitabile interazione con le tecnologie AI (Artificial Intelligence) e ci pone anche di fronte alla necessità di trovare e mantenere un equilibrio tra l’uomo e le tecnologie digitali. La tecnologia potrebbe essere utilizzata per combattere la diffusione di cattiva informazione. Ad esempio, i motori di ricerca possono essere utilizzati per filtrare le informazioni false e i social media possono essere utilizzati per promuovere la consapevolezza della cattiva informazione.

CHE RUOLO HANNO LE EMOZIONI?

Emozioni

Come abbiamo visto le emozioni giocano un ruolo molto importante, questo può farci comprendere che a volte potremmo non essere razionali al 100%; anche se non tutti i bias cognitivi sono influenzate da esse. Il nostro cervello sfrutta i bias per valutare rapidamente la realtà ma strutturano anche il nostro pensiero e molti dei nostri pensieri sono influenzati dalle nostre opinioni, che a loro volta si sono formate nel tempo, e la loro nascita ed evoluzione sono state proprio influenzate dalle nostre emozioni. A volte anche i nostri ricordi possono essere distorti, in funzione di chi siamo oggi, anche in conseguenza delle emozioni che proviamo oggi. Comprendiamo allora come tutte le nostre attività sono mosse dalle emozioni più di quanto pensiamo, anche quando siamo in grado di fare una valutazione razionale. Non possiamo illuderci di avere sempre il controllo di ogni decisione, sarebbe impossibile controllare l’effetto di questi bias. Le emozioni incidono molto sulle nostre scelte anche quando avremmo gli strumenti per non farci influenzare dall’istinto e dall’emotività, ma dobbiamo prendere consapevolezza che ogni ragionamento può essere soggetto a errori. Questo potrebbe darci un’idea decisamente negativa della mente, anche perché sappiamo bene come possiamo essere influenzati da qualcosa quando ci sono in gioco interessi per noi importanti, spesso inconsciamente.

Diverse libri interessanti trattano l’argomento dei bias, tra cui: Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, Decisioni intuitive di Gerd Gigerenzer e Nati per credere di Telmo Plevani.

COME “BYPASSARE” I BIAS

Non è semplice tenere un atteggiamento critico, è difficile e faticoso perché richiede la ricerca e la valutazione di diverse prove, ma le chiavi per “bypassare” questi bias possono essere sicuramente la curiosità e la conoscenza. Per questo dobbiamo conoscere i nostri limiti ed essere consapevoli della nostra vulnerabilità. È importante essere consapevoli dell’esistenza di questi bias, in modo da porsi sempre delle domande quando leggiamo qualcosa, senza credere sulla fiducia o solo perché conferma ciò che già sappiamo. Questo significa essere critici. Viviamo in un mondo in continua evoluzione, in cui le conoscenze e le opinioni cambiano rapidamente. Per questo motivo, è importante essere disposti e aperti a imparare cose nuove e possiamo attuare alcune strategie pratiche che potrebbero aiutarci nel ridurre l’impatto negativo dei bias cognitivi:

  • Non essere troppo sicuro delle tue convinzioni, è naturale avere delle convinzioni, ma è importante essere consapevoli del fatto che esse potrebbero essere sbagliate. Cerca di ascoltare le opinioni di altre persone, anche se sono diverse dalle tue, potresti scoprire che le loro opinioni hanno un senso.
  • Non accettare tutto ciò che leggi come vero, oggi è più facile che mai accedere alle informazioni, ma non tutte le informazioni sono accurate o imparziali, fai sempre le tue ricerche e poniti dei dubbi su ciò che leggi.
  • Considera più di un punto di vista, ogni problema può essere visto da diversi punti di vista. Cerca di capire le diverse prospettive in gioco, anche se non le condividi, non limitare mai la tua comprensione di un argomento a un solo punto di vista.
  • I titoli possono essere fuorvianti, sono spesso scritti per catturare l’attenzione e non sempre riflettono il contenuto dell’articolo. Leggi sempre l’articolo completo per capire di cosa tratta.
  • Rifletti sulle tue convinzioni e pregiudizi, tutti abbiamo dei pregiudizi, che possono influenzare il nostro modo di vedere il mondo. Prenditi del tempo per riflettere sulle tue convinzioni e su come esse potrebbero condizionare il tuo pensiero.
  • Ricerca le informazioni da fonti affidabili, non basare le tue conoscenze su una sola fonte di informazioni. Puoi cercare informazioni da fonti diverse per ottenere una visione più completa della situazione e ridurre il rischio di essere ingannati.
  • Se ti viene presentata una nuova idea, non rifiutarla a priori, considerala con attenzione e cerca di capire perché potrebbe essere valida. Essere aperti a nuove informazioni e prospettive è una sfida che ci permette di crescere come persone, ci aiuta a capire il mondo che ci circonda e a prendere decisioni più consapevoli.

Roberta Galasso

Fonti:

Landucci, F., Lamperti, M. A pandemic of cognitive bias. Intensive Care Med47, 636–637 (2021). https://doi.org/10.1007/s00134-020-06293-y

Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci Edizioni Mondadori, 30 apr 2012

 

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